Gloriose patrie galere
Scritto da tripiz il 3 Luglio 2009 – 17:50 -Uno dei concetti fondamentali del sistema carcerario è il “reinserimento” degli individui che hanno scontato la propria pena. Un criminale recidivo, oltre a rappresentare una sconfitta per il sistema, crea insicurezza.
Vi riporto alcuni pezzi del rapporto annuale del CENSIS sul sistema carcerario italiano. Questo bel quadretto ci aiuterà a capire meglio il problemi legati alla famigerata sicurezza.Al 30 giugno di quest’anno risultavano presenti nelle carceri italiane 53.537 detenuti.
Tenuto conto che la presenza regolamentare è di 42.785 detenuti, la situazione attuale si presenta caratterizzata da un surplus di 10.752 unità: questo significa che le strutture esistenti non sono in grado di garantire agli ospiti gli standard minimi di vivibilità per cui erano state concepite in termini di spazi, servizi, pulizia, privacy.
Un altro elemento di criticità riguarda il fatto che il 25,4% dei presenti è costituito da imputati in attesa di primo giudizio, dunque da presunti innocenti; di questi, circa il 35% è detenuto da più di sei mesi; se si aggiungono poi quelli che sono in attesa di un giudizio definitivo, si arriva ad un universo di 24.000 reclusi senza una condanna definitiva. E’ evidente che un’accelerazione dei tempi medi di soluzione dei procedimenti, risolverebbe in larga misura i problemi di sovrannumero che oggi affliggono le carceri italiane, restituendo, tra l’altro, in tempi ragionevoli alla società le vittime di errori giudiziari.
In carcere si trovano soprattutto individui giovani e poco scolarizzati: al 31 dicembre dello scorso anno 16.801 detenuti, pari al 31,8% del totale, aveva un’età compresa tra i 18 ed i 29 anni; se a questi si sommano i 30-39enni, si ha che il 68,8% dei detenuti ha meno di 40 anni (tab. 10).
Per quanto riguarda la scolarità, gli analfabeti e i privi di qualsiasi titolo di studio sono circa il 10% del totale, coloro che risultano in possesso della sola licenza elementare rappresentano il 30,6% della popolazione carceraria (per un totale del 40,4% contro il 32,4% della popolazione italiana di più di 15 anni); se a questi si aggiunge quel 16,0% per cui il dato di scolarità non è stato rilevato, si arriva ad una maggioranza di detenuti che, nonostante la giovane età, non è neppure in possesso del titolo di scuola dell’obbligo.
Oltre un quarto dei detenuti, poi, è costituito da cittadini stranieri (14.918, di cui 14.534 extracomunitari), i cui problemi sono aggravati dalla scarsa conoscenza della lingua e delle regole del nostro paese e dalla mancanza di riferimenti “stabili” (una casa, una famiglia, un sistema di relazioni) all’esterno.
Bello, eh?
Tenuto conto che tutto ciò ci costa bei soldi e garantisce bassi livelli di reinserimento, è un’idea brillante intasare ancor di più tribunali e carceri con persone colpevoli di non essere nate in questa merda di paese.
P.S. A coloro che obbiettano che il reato di immigrazione clandestina è presente in mezza Europa, ricordo che in questi paesi il permesso di soggiorno viene rilasciato in un massimo di due settimane. In Italia, grazie alla legge Bossi-Fini, i tempi medi di attesa sono di diciotto mesi.
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